«senza memoria non vi è identità»;

 «senza memoria non sappiamo chi siamo.

Senza memoria vaghiamo sconcertati,

 senza sapere dove andare»

Christian Precht Bahados

INTRODUZIONE

 

I luoghi più cari all'immaginario collettivo barese sono senza dubbio la città vecchia, con il dedalo di viuzze e corti, con il castello e le chiese romaniche, lo splendido lungomare, ideale piattaforma di lancio per la irrefrenabile vocazione levantina della città, il quartiere murattiano, grande ed elegante centro commerciale, il teatro Petruzzelli, ferita ormai sanguinante inferta da scellerati all'orgogliosa intraprendenza privata dei baresi ed alla loro memoria.

Eppure Bari è anche il vasto e spesso incomprensibile dispiegarsi delle sue aree periferiche, dove il (sopravvivere quotidiano scorre lontano dai rumori, dai colori e dalle suggestioni di quei luoghi che abbiamo ricordato. Quelle periferie sono la non città che si confronta con gli eterni disservizi che scelte politico-amministrative, dirette più alla speculazione che al pubblico benessere, hanno riversato sulla quotidiana esistenza di migliaia di cittadini.

E se l'ambizione del benessere economico, a volte perseguito ad ogni costo, o la legittima aspirazione ad una decorosa abitazione spingono verso nuove espansioni del territorio, non trovano immediata realizzazione il bisogno di spazi comuni, di luoghi di vivibilità collettiva o più semplicemente servizi o terziario, in funzione dei suoi abitanti. Altre ferite altrettanto dolorose sono la conseguenza di una vera e propria crisi di identità che investe chi vive in quartieri come Japigia. In queste periferie è venuto meno lo sviluppo urbano che aveva caratterizzato la città medievale e rinascimentale, dove l'appartenenza alla civitas si sdoppiava nella appartenenza alla contrada (ossia quartiere).

Queste contrade erano realtà urbanistiche autosufficienti, ed appartenendovi se ne ereditavano le tradizioni, la memoria degli eventi e dei personaggi che le avevano dato lustro. 5i era al tempo stesso contradaioli e concittadini, considerata la città come una federazione di contrade.

Quale identità, memoria collettiva, senso di appartenenza ha un abitante di Japigia, del San Paolo, di Santa Rita, di Enziteto?

Forse è questa la povertà più grande delle moderne e squallide periferie dove, se si è tacitato il bisogno di una abitazione, contemporaneamente viene mortificato il senso di appartenenza e di identità dei suoi abitanti.

Essi sono dei pendolari o emigranti della coscienza, perché con I' anima sono altrove, nel'e vie del centro, sul lungomare ma non nel quartiere, vissuto non come spazio da amare, da conoscere, da sviluppare, bensì come supporto ai bisogni esistenziali come dormire, riprodursi, nutrirsi, ecc.

Da tutto ciò consegue l'effetto più deleterio: il disinteresse per la "cosa pubblica" in quanto questa, nella sua dimensione fisica e culturale non fa parte della coscienza dei cittadini. Il degrado coinvolge anche l'identità, la memoria, l'anima.

Tutto questo è sotto i nostri occhi al quartiere Japigia, che da quanto risulta dai dati dell'ultimo censimento, pare sia il più esteso di tutta la città ed il quarto in ordine decrescente per il numero di abitanti. Qui le difficoltà di adeguati servizi di collegamento con il centro commerciale, la penuria di reti di distribuzione e di servizi, e ancora, la mancanza di centri di aggregazione per le esigenze dei giovani e degli anziani, la quasi totale assenza di parchi o zone di verde attrezzato sembrano talvolta alimentare i gravi messaggi di emarginazione, malcontento civile e di abbandono sociale sfocianti in episodi di intolleranza e illegalità.

Pur davanti al'a drammaticità di alcuni aspetti sociali di Bari, alle frequenti crisi economiche della città, strutturate all'interno di più complessi fenomeni economico-finanziari della società industrializzata, l'ACeT (Associazione Cittadini e Territorio) ritiene opportuno offrire il suo contributo per restituire Bari alla sua identità, valorizzando le risorse umane e culturali del territorio nella ferma convinzione che, sebbene decenni di malgoverno e scempio del territorio abbiano gravemente compromesso lo sviluppo e l' entusiasmo dei baresi, essi hanno ancora forza, preparazione e coraggio per invertire la rotta e innescare finalmente un circolo virtuoso.

 

AceT - Associazione Cittadini e Territorio