Con il
termine "amianto" (dal greco áµίαυτος=
incorruttibile), o "asbesto" (dal greco
άσβεστος= inestinguibile), viene denominata
una serie di minerali di natura fibrosa (i principali sono noti con i termini
di crisotilo, crocidolite ed amosite), capaci di sfaldarsi
quasi all'infinito, ma di eccezionale resistenza alla trazione. Sono
perfettamente isolanti ed hanno grande resistenza al calore. Sono facilmente
lavorabili, hanno basso costo e sono stati pertanto di larghissimo impiego,
soprattutto nel settore dell'edilizia (si calcola che in Italia tra il 1967 ed
il 1975 il 40% circa degli edifici costruiti sia stato trattato con amianto).
Ma gli impieghi
dell'amianto sono stati innumerevoli: è stato adoperato per materiale da
pavimentazione, ceramiche, coperture ondulate, rivestimento tetti (il nome
"eternit" sottolinea l'eccezionale durata del prodotto), pannelli
isolanti, caldaie, vernici, guaine per materiale elettrico, forni, caloriferi,
casseforti, quadri elettrici e tubi per condutture di acqua-gas-fognature,
sipari e scenari teatrali, inceneritori per rifiuti, freni e frizioni.
L'amianto è stato prodotto in maniera massiccia nel dopoguerra, fino ad
arrivare a 4,5 milioni di tonnellate l'anno, in Europa.
In Italia proveniva per il 45% dal mercato estero
(soprattutto dal Sudafrica), per il 55% dal mercato nazionale. La più
importante miniera dell'Europa occidentale era quella di Balangero, presso
Torino, con le sue 100.000 tonnellate annue di minerale lavorato.
In Italia gli stabilimenti di lavorazione sono stati
circa 50 e tra questi i più importanti quelli di Casale Monferrato (AL), Avenza
(MS), Borgo Val di Taro (PR) e Bari.
Dopo il 1975, in Italia la produzione dei materiali
contenenti amianto è andata progressivamente diminuendo,
in seguito alla
scientificamente accertata cancerogenicità della materia prima, fino
a cessare del tutto nel 1992, quando è stata definitivamente vietata dalla
legge di Stato n° 257.