L’area sulla quale insiste l’ex stabilimento Fibronit ha
una superficie di circa 100.000 mq, situata in pieno centro urbano tra tre
quartieri densamente popolati (Japigia, San Pasquale e Madonnella) e contiene
enormi quantità di polveri di amianto che anche con l’aiuto degli agenti
atmosferici continuano a disperdersi nell’ambiente. Negli anni successivi alla
chiusura niente fu fatto dalla Fibronit per preservare la popolazione dai
rischi della esposizione all’amianto, tanto da indurre la magistratura a
procedere nell’ottobre del 1995 (dieci anni dopo la chiusura) ad un sequestro
dell’area per accertare lo stato dell’ex stabilimento. Si accertò che l’area
Fibronit era in realtà una discarica non autorizzata: tonnellate di tubi,
vasche e manicotti in amianto, ridotti in frantumi, nel sottosuolo; amianto a
vista sulle pareti dei capannoni, i tetti, in cemento amianto, usurati;
presenza di fibre di amianto fino a non meno di sette metri di profondità;
presenza di fibre di amianto anche nella falda acquifera che corre sotto lo
stabilimento.
Ma nonostante questa situazione allarmante per
l’inadeguatezza degli interventi da parte della proprietà e per la mancanza di
un’azione incisiva da parte delle istituzioni preposte (Amministrazione
Comunale e Regionale), l’ex stabilimento Fibronit continua a costituire, a più
di 17 anni dalla chiusura, un pericolo di tragica attualità. É sotto gli occhi di tutti i baresi lo stato
di preoccupante degrado in cui versano i capannoni, dalle cui finestre, dai
vetri rotti e prive di protezione (attualmente sono ridotti a logori brandelli
alcuni vecchi teli plastificati, applicati allo scopo di isolare gli interni),
è continuamente possibile la dispersione di polveri di amianto. Le
assicurazioni più volte fatte dal nostro Sindaco non ci lasciano tranquilli,
perché in netto contrasto con documenti ufficiali. Il verbale del sopralluogo
eseguito in data 25 e 27 luglio 2001 dagli agenti del NOTA (Nucleo Operativo
Tutela Ambientale) dell’Amministrazione Provinciale non ci rassicura affatto,
anzi ci allarma. Questo sopralluogo è stato effettuato dopo che nel sito
inquinato erano stati svolti lavori per "la eliminazione dei pericoli
rilevati per la salute pubblica e la pubblica incolumità".
Elenchiamo solo alcuni dei rilievi fatti dagli agenti: 14 mc di polvere di
amianto in sacchi di tela, cumuli di rifiuti contenenti amianto e privi delle
protezioni di legge, circa 20.000 kg. di materiali inquinanti (con molta
probabilità ricoperti di amianto), di rifiuti di demolizione di muri interni,
contenitori di plastica della capacità di circa 1000 litri contenenti liquidi
di natura imprecisata, capannoni contenenti fanghi, liquami, legname, frammenti
degli scarti di lavorazione, polveri, tutti all’amianto. Quattro capannoni sono
addirittura inaccessibili poiché a forte rischio di contaminazione di fibre libere
di amianto.
Anche la magistratura, ancora una volta, ha ritenuto
che gli interventi messi in opera, per la messa in sicurezza d’emergenza siano
stati insufficienti, tanto da disporre, il 23 gennaio 2002, un altro sequestro
ed una nuova perizia. I due periti nominati sono il prof. Francesco FRACASSI
del dipartimento di chimica dell’Università di Bari ed il prof. chim. Onofrio
LARICCHIUTA. Nella relazione i due periti, oltre a confermare lo stato di grave
inquinamento dell’area Fibronit e l’elevato rischio ambientale, ci forniscono
elementi essenziali per la comprensione di questa lunga vicenda. Di questa
relazione riportiamo qui di seguito tre punti essenziali, preceduti dal
significato di alcuni termini ed espressioni che spesso sentiamo, leggiamo e/o
usiamo, ma di cui non conosciamo o comprendiamo il significato tecnico e su cui
si genera, a volte volutamente, confusione.
Messa in sicurezza d’emergenza: "Ogni
intervento necessario ed urgente per rimuovere le fonti inquinanti, contenere
la diffusione degli inquinanti e impedire il contatto con le fonti inquinanti
presenti in sito, in attesa degli interventi di bonifica e ripristino
ambientale o degli interventi di messa in sicurezza permanente" (pag. 30).
Messa in sicurezza permanente: "Intervento
finalizzato ad impedire il propagarsi dell’inquinamento con misure atte ad
“isolare” definitivamente in situ la fonte d’inquinamento" (pag.
28).
Bonifica:
"Insieme d’interventi non
urgenti con cui si eliminano le fonti di inquinamento e/o si riducono le concentrazioni
degli inquinanti al di sotto dei limiti previsti" (pag. 28).
Ecco i tre punti della relazione:
1) I periti rammentano che "la messa in
sicurezza d’emergenza deve essere attuata immediatamente all’individuazione di
situazioni di pericolo o di inquinamento. I tempi prescritti per le successive
procedure di bonifica sono previsti dall’art. 10 del Decreto Ministeriale
471/99:
- entro 30 giorni dall’evento o dalla individuazione
della situazione di pericolo deve essere presentato al Comune ed alla Regione
il piano di caratterizzazione;
- entro un anno deve essere presentato al Comune e
alla Regione il progetto definitivo della bonifica;
- entro i successivi 90 giorni, il Comune o la Regione
approva il progetto definitivo;
- con l’approvazione sono stabiliti i tempi di
attuazione della bonifica".
In poco più di un anno e quattro mesi dovrebbe essere,
secondo il decreto, già effettuata la messa in sicurezza di
emergenza, individuato il progetto definitivo di bonifica e avviati i lavori.
2) A riguardo del monitoraggio ambientale
(analisi dell’aria per sapere se ci sono fibre di amianto e in che quantità)
sul quale il nostro Sindaco, quasi giornalmente, invita a non preoccuparci, i
periti ci dicono (pag. 7):
"Al riguardo innanzitutto si precisa che la
frequenza delle analisi nella zona Fibronit non è assolutamente sufficiente a
fornire un quadro effettivamente rappresentativo della situazione e, in secondo
luogo, in conformità con quanto previsto dalla vigente normativa, il
monitoraggio ambientale serve solo in caso di incertezza dell’esistenza di
pericolo d’inquinamento da fibre di amianto. In caso di evidenti lesioni delle
strutture in cemento-amianto o di altre fonti di immissione, il pericolo
sussiste anche se le analisi forniscono valori inferiori al limite previsto. A chiarimento basta riportare un importante
passaggio del punto 2 del sopracitato allegato al Decreto Ministeriale 6/9/94:
-
Il monitoraggio ambientale, tuttavia, non può rappresentare da solo un criterio
adatto a valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre
presenti nell’aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna
informazione sul pericolo che l’amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato
nel corso delle normali attività. In particolare, in caso di danneggiamenti,
spontanei o accidentali, si possono verificare rilasci di elevata entità, che
tuttavia sono occasionali e di breve durata e che quindi non vengono rilevati
in occasione del campionamento".
3) I periti fanno chiarezza anche sul tipo d’intervento
definitivo da realizzare e testualmente concludono così:
"Alla luce della particolare ubicazione del sito,
della sua estensione, della disomogeneità e della profondità dell'inquinamento,
gli scriventi non ritengono l'ipotesi della bonifica tramite rimozione del
terreno contaminato tecnicamente
perseguibile senza elevatissimi rischi per il vicinato, e se a ciò si
aggiungono gli elevati costi connessi alla rimozione e smaltimento del terreno
inquinato, si comprendono le ragioni che inducono a propendere per la messa in
sicurezza permanente.
Ovviamente, gli scriventi sono consapevoli che questa
soluzione non sarà condivisa e gradita da molti, poiché essa richiede la
ridefinizione della destinazione urbanistica del sito, che non sarà più idoneo
ad ospitare abitazioni ed attività commerciali!".
I periti, in quest'ultimo capoverso, fanno riferimento
al Piano di Lottizzazione che insiste sull'area e che prevede un Centro
Direzionale. Inoltre la Giunta Comunale ha approvato il Programma di Riqualificazione
Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio (PRUSST) che prevede un sottopasso
di collegamento tra i quartieri Japigia e San Pasquale che dovrebbe
attraversare proprio la zona più inquinata del sito. Questi progetti verrebbero
realizzati sui rifiuti di amianto, attraverso opere di scavo, costose e
rischiosissime per la salute pubblica.
Il tipo d’intervento
suggerito dai periti è lo stesso proposto per lo stabilimento ETERNIT di Casale
Monferrato e che il Comune di Casale ha fatto proprio.
Sempre a Casale
Monferrato é stato elaborato, dal Comune e dalla AUSL, nell’ambito del privato,
un progetto di bonifica d’area per la rimozione e lo smaltimento di manufatti
deteriorati di amianto (anche a Bari in numerose abitazioni costruite tra la
fine degli anni ‘60 e i primi degli anni ‘70 ci sono numerosi manufatti in
fibrocemento, quali lastre di copertura, pannelli isolanti e tubazioni, in
cattivo stato di conservazione). Il progetto prevede incentivi fiscali per i
privati che si affidino a ditte specializzate, convenzionate con il Comune. Lo
smaltimento avverrebbe tramite interramento in apposite “discariche monouso per
amianto” al servizio di tutto il territorio.
Sarebbe opportuno che
anche la nostra Amministrazione Comunale si facesse promotrice di iniziative
come queste. E soprattutto è necessaria una corretta e capillare campagna
d’informazione, che eviti l’allarmismo, ma aiuti la cittadinanza a difendersi
da questo pericoloso killer che è l’amianto.
É auspicabile che anche
a Bari si possa andare verso la soluzione di una messa in sicurezza
permanente dell'area ex Fibronit, come indicato dai periti nominati dalla
magistratura, e come richiesto da tempo anche da settori qualificati in
materia.
Anche la cittadinanza, a
tutela della propria salute, si è fatta promotrice e protagonista di varie
manifestazioni per chiedere l’inedificabilità di quell’area, l’isolamento
dell’amianto nel luogo stesso in cui si trova, e l’allestimento di un giardino,
e spera che le istituzioni interessate facciano prevalere sugli interessi
privati il bene della tutela della salute e dell’ambiente, perché questi sono
beni primari e insostituibili per lo sviluppo dell’Umanità.
Purtroppo, ad oggi, né
le indicazioni e i tempi dei vari Decreti Ministeriali, né le perizie di tecnici
qualificati nominati dalla magistratura, né l’esperienza di chi ci ha preceduto
in questo iter (Casale Monferrato) pare siano sufficienti a elaborare e mettere
in atto un piano di lavoro tale da liberare finalmente la cittadinanza da questa emergenza ambientale.
A 17 anni dalla chiusura della fabbrica, attraverso la stampa, continuiamo a
ricevere notizie di nuove perizie, di conferenze di servizi a Roma presso il
Ministero dell'Ambiente e la tutela del territorio, di presentazione di due
nuovi progetti per l'intervento di messa in sicurezza di emergenza
(l'intervento che deve essere attuato, secondo il Decreto Ministeriale già
citato, immediatamente all'individuazione di situazioni di pericolo o di
inquinamento) e purtroppo di ulteriori crolli dalle coperture in
cemento-amianto dei capannoni dell'ex Fibronit, con un logico incremento di
dispersione di fibre nell'ambiente circostante. Altri capitoli di una storia…
infinita, mentre i cittadini, in attesa di una messa in sicurezza di
emergenza e di quella permanente, continuano ad ammalarsi e a morire.